Ieri sono stata a Verona, invitata dall’Osservatorio Wine a partecipare in qualità di relatrice alla tavola rotonda sul tema “Essere Cantine e PMI 2.0“. Si è trattato di un’esperienza splendida per il clima che è si è creato e ho avuto il piacere di trovare come relatori alcune persone davvero brillanti.
Occupandomi per lavoro di comunicazione nel mondo del vino, mi è spiaciuto che il tempo dedicato alla tavola rotonda sia stato tutto sommato ridotto rispetto al numero dei relatori e alla possibilità di intavolare un vero e proprio dibattito anche con il pubblico: mi spiace soprattutto perché il rischio di eventi come questo è che ci partecipa in qualità di uditore se ne torni poi a casa senza aver davvero ricevuto stimoli concreti e suggerimenti utili per la sua esperienza personale.
All’interno di un intervento concentrato al massimo in cui è necessario dare un minimo di presentazione di sé, inquadrare il proprio lavoro e rispondere a una domanda sull’argomento di cui si sta parlando è quantomeno complesso se non impossibile e rischia di essere pure off topic, illustrare prassi e strumenti di lavoro con cui un’azienda (vitivinicola e non) può ragionevolmente confrontarsi per riuscire a comprendere cosa possa fare al caso suo.
Mi piacerebbe quindi parlare qui in maniera più diffusa con quanti vorranno intervenire.
Work in progress
22 Aprile 2009
Sono più di due anni da quando ho chiuso un blog personale su Splinder, durato oltre 3 anni. Da allora sono cambiate molte cose, anche a livello di Rete. Da quando ho aperto mediaornotmedia dico di avere poco tempo per scrivere ma probabilmente sono proprio cambiate le modalità di fruizione (attiva e passiva) di questi mezzi di comunicazione in Rete. Si impongono nuove riflessioni.
E intanto, mediaornotmedia sarà un punto d’osservazione privilegiato per questo www.osservatoriowine.it.
Guerrilla per un mondo ideale
22 Marzo 2009
Eccellente iniziativa della Improv Everywhere per Abs
olut
Splatter al punto giusto
4 Marzo 2009

Torno a parlare di creatività in un modo scottante, forte, dove la violenza (peraltro poco più che suggerita) sembra essere venduta quasi gratis…Però è inevitabile che un’immagine del genere costringa a fermarsi. A riflettere. E apra connessioni neurali interessanti. Un’ottima campagna, quindi…
BUON NATALE E FELICE 2009
23 Dicembre 2008
Questo blog era stato pensato per un aggiornamento più consistente e frequente. Purtroppo, svariate ragioni mi hanno costretto a chiudere un buon numero di idee nel cassetto delle Bozze aspettando tempi migliori.
Spero che con il 2009 questi tempi possano arrivare e far sì che le idee escano dal cassetto aggiornate e rinnovate, piene di energia e di nuove opportunità. Da più parti la situazione viene dipinta a tinte fosche, io non voglio rinunciare a sperare.
Does social (net)works?
14 Luglio 2008
Sul tema social network, qualche tempo mi trastullo con domande che restano senza risposta. I miei pensieri in particolare ruotano attorno alla domanda: ma i social network funzionano davvero?
In questo periodo leggo in giro critiche a destra e a manca critiche a Facebook, uno dei social network più in voga: critiche che non lo risparmiano, sia dal punto di vista sociologico, sia dal punto di vista della comunicazione. Personalmente, da soft user, lo ritengo utile perché mi ha permesso di riallacciare rapporti con conoscenze dei tempi universitari che difficilmente sarei stata in grado di rintracciare in altro modo. A parte questo, Facebook non ha nessuna funzionalità che non possa esser sostituita da qualsiasi altro mezzo di comunicazione digitale (con un po’ di cattiveria mi vien da chiosare: tranne una, quella di essere costantemente sotto gli occhi del proprio network, soddisfando al contempo l’umano desiderio di protagonismo e di vouyerismo). E i miei quesiti si moltiplicano.
Tornando alla problematica principale, che ovviamente mi interessa nell’ottica di chi si occupa di comunicazione: la consuetudine di alcune agenzie di comunicazione è quella di conteggiare numeri e click (tot contatti su MySpace/Facebook/etc; tot. e-mail inviate all’indirizzo scrivici@megaconcorso.it [l’indirizzo, manco a dirlo, è di fantasia] per richiedere il pass per l’evento; tot. pagine viste da indirizzi singoli e così via). Ma questo quanto corrisponde realmente alla capacità di penetrazione di un messaggio? Può essere davvero considerato un indice della sua efficacia?
Queste logiche, per come la vedo, mi sembrano ancora molto, troppo legate all’idea del condominio (seppure 2.0), dove la portinaia diffonde tutti gli “spetteguless” del quartiere…in fondo sempre di relazioni si tratta.
In attesa che qualcuno passi di qui a illuminarmi sull’argomento, mi diverto a osservare (cercando di capire come andrà a finire) quelle strategie di comunicazione che sfruttano i social network, sperando che prima o poi oltre a tante tecniche di tipo push, anche qualche iniziativa pull veda la luce…
Personalmente ritengo d’avere un’alta soglia di pudore. Non mi lascio avvicinare, toccare, baciare e così via con facilità. Devo essere in confidenza con una persona per permettergli di entrare non solo nella mia sfera intima ma talvolta anche in quella personale. “Dev’essere questione di cultura, o di educazione” mi son detta, quando ho cominciato a ballare. Perché col ballo in coppia queste distanze vengono meno e non è affatto detto che di fronte tu abbia la tua ben nota dolce metà. Può essere pure un tizio che, come te è lì per imparare, che non sconfinfera manco un po’ e che magari è pure un po’ bruttarello e stagionato.
Però, la conferma del fatto che queste sovrastrutture in un certo senso ci governano (così come sono gli idiomi a parlarci e non viceversa), arriva con il ballo in un Paese straniero. Lì c’è una cultura differente, e un altro modo di ballare e un altro modo di percepire e percepirsi, dove anche le sfere personali sono più fluide, più compenetrabili e al tempo stesso consentono di mantenere le distanze. Come se il balo fosse un codice a sé, dove ci si intende in maniera differente, dove ci si relaziona al limite della sfera intima ma si resta in realtà sospesi in quella pubblica.
Un tema che mi ha sempre affascinato, questo dei gesti, del sottinteso e del potenziale di comunicazione che tutto ciò racchiude. Ecco perché, quando ho letto dell’uscita di un testo del buon vecchio Erving Goffman, Relazioni in pubblico (edito dai tipi di Raffaello Cortina), ho pensato non posso farne a meno.
Lavoro, labor
1 Luglio 2008
Accidenti a me e alla mia formazione classica per cui, se penso al lavoro (labor), deve starci dentro una componente di sforzo, di fatica…i calli alle mani, il sudore della fronte, giusto per intenderci.
Di fronte all’ennesimo documento realizzato e chiamato, per l’appunto, con un nomignolo diminutivo e vezzegiativo, ho ricevuto in risposta che si tratta di un lavoro ben fatto e interessante.
Mi sono trattenuta dall’esprimere il pensiero che mi è sorto alla mente: “ma perché, tu lo chiami lavoro, questo?” perché potrei essere considerata una falsa modesta.
Ora è evidente: dev’esserci una qualche correlazione tra la mia bassa autostima e il fatto che io sia praticamente sottopagata in proporzione al lavoro (labor?) che svolgo quotidianamente.
Nota: questo post non c’entra niente con la comunicazione. O forse sì: la dice lunga, ad esempio, su quanto peso abbiano le parole per chi, come me, ne ha fatto uno strumento del proprio mestiere.
Occhio ai segnali!
26 Giugno 2008
Non sono fatalista, eppure talvolta nella vita accade che una serie di eventi cospiri per portarti in una ben precisa direzione: così è stato per me e per la mia passione per la scrittura prima e per la comunicazione poi.
Molti sono i “padri” di questa mia (ri) nascita via web, ciascuno dei quali ha segnato in maniera molto particolare il mio percorso: vorrei citarli tutti, ma sono certa che finirei per urtare lo spiccato senso di riservatezza di qualcuno, quindi mi limito a ringraziarli collettivamente, augurandomi di poter dimostrare di aver saputo cogliere il meglio da ciascuno.