Lavoro, labor

1 Luglio 2008

Accidenti a me e alla mia formazione classica per cui, se penso al lavoro (labor), deve starci dentro una componente di sforzo, di fatica…i calli alle mani, il sudore della fronte, giusto per intenderci.

Di fronte all’ennesimo documento realizzato e chiamato, per l’appunto, con un nomignolo diminutivo e vezzegiativo, ho ricevuto in risposta che  si tratta di un lavoro ben fatto e interessante.

Mi sono trattenuta dall’esprimere il pensiero che mi è sorto alla mente: “ma perché, tu lo chiami lavoro, questo?” perché potrei essere considerata una falsa modesta.

Ora è evidente: dev’esserci una qualche correlazione tra la mia bassa autostima e il fatto che io sia praticamente sottopagata in proporzione al lavoro (labor?) che svolgo quotidianamente.

Nota: questo post non c’entra niente con la comunicazione. O forse sì: la dice lunga, ad esempio, su quanto peso abbiano le parole per chi, come me, ne ha fatto uno strumento del proprio mestiere.